Se nel giorno in cui "ogni mosto diventa vino" i produttori vinicoli di Capitanata possono festeggiare la ripresa dei prezzi, lacrime amare vengono versate dai produttori di olive e di olio. La stagione del raccolto dei due prodotti a maggior valore aggiunto dell'agricoltura dauna si presenta a tinte alterne: luci dal settore vitivinicolo, ombre da quello olivicolo.
Dietro l'apparente contraddizione non ci sono particolari bizzarrie di mercato, ma una cruda verità, sciorinata senza orpelli dai dati che tra poco passeremo in rassegna: il meccanismo delle doc e delle dop, ovvero gli strumenti che tutelano il rapporto tra prodotto, qualità e luogo d'origine, premiano il vino dauno, ma non l'olio.
Proprio l'ultima settimana ha visto protagonista la vinicoltura dauna, che si è meritata una citazione d'onore nel bollettino settimanale dell'Ismea, istituto che monitora i prezzi dei mercati agricoli: " In Puglia, persiste - vi si legge - una certa tendenza al rialzo dei prezzi nel Nord della regione sia nel segmento dei rossi che per i bianchi, con incrementi settimanali rispettivamente del 3% per i primi e valori superiori del 1% per i secondi."
Dati che lasciano sperare assai bene circa le prospettive di mercato del prodotto che sarà imbottigliato a seguito della vendemmia 2011. Dal punto di vista del raccolto dell'uva le cose non sono andate bene in termini di quantità.
Si denuncia un calo di produzione di uva da vino di circa il 20 per cento imputabile al caldo e alle basse precipitazioni, ma la flessione non danneggia il mercato, anzi, è il contrario: per quanto riguarda la qualità non mancano le punte d'eccellenza con un diffuso incremento medio delle gradazioni. L'aumento di prezzo dei vini si riflette ovviamente in modo favorevole anche su quello dell'uva, che è in crescita. Le indicazioni che arrivano dal mercato sono abbastanza positive per gli incrementi dei prezzi delle uve, con differenze legate soprattutto all'andamento delle denominazioni.
"Complice la minor produzione attesa per il 2011 in quasi tutte le piazze italiane", si legge in una nota di Ismea, "si stanno registrando aumenti dei listini delle uve".
Le prospettive sono importanti anche per quanto riguarda l'export, all'interno del quale il comparto si sta ritagliando quote sempre più significative: il vino Made in Italy - secondo alcuni dati diffuso dalla Coldiretti - proprio quest'anno potrebbe raggiungere sui mercati esteri il record storico di vendite con un fatturato superiore a 4 miliardi di euro.
Le esportazioni di vino italiano nonostante la crisi sono aumentate del 15% nei primi cinque mesi dell'anno (dati Istat).
Notizie non altrettanto positive giungono invece dal comparto olivicolo ed oleario. Prezzi bassi, qualcuno parla addirittura di crollo per quanto riguarda il prezzo delle olive. Il settore è in ginocchio perché si trova al terzo anno di congiuntura sfavorevole. In questo caso, pesa anche un contesto normativo che non tutela quanto dovrebbe le produzioni ad origine protetta, come gli olii extravergine della provincia di Foggia.
Va detto che la crisi è nazionale. I dati di ottobre fanno registrare (parliamo di prodotto finito, cioè di olio) un ulteriore calo dei listini. I valori medi nazionali - in calo - si attestano sui seguenti valori (euro per chilogrammo): Olio di oliva extra vergine, 2.94, Olio di oliva vergine, 1.96 , Olio di oliva lampante, 1.49.
Dando uno sguardo al listino nazionale, la crisi dei prezzi grava comunque in modo particolare sulla Puglia.
Un kg di olio extravergine di oliva viene pagato, tanto per fare un esempio, 7 euro ad Imperia e 4.45 euro a Firenze. In Puglia i prezzi oscillano tra i 3,14 euro di Bitonto e i 2.78 di Lecce e Taranto. La provincia di Foggia si situa più o meno a centro classifica, con 3,10 euro a chilogrammo.
La situazione è ancora più drammatica se andiamo ai dati che riguardano la materia prima, ovvero le olive.
Il prezzo fissato per la campagna è di 35 euro al quintale per la prima scelta, un prezzo che secondo i produttori non basta nemmeno a coprire le spese sostenute per aratura, potatura, concimatura e raccolta. Per dare un'idea della crisi acuta che sta colpendo il comparto, basta pensare che cinque anni fa il prezzo era di 60-62 euro al quintale: il dimezzamento si è verificato negli ultimi tre anni, che sono stati caratterizzati da persistenti ed irrisolte congiunture commerciali sfavorevoli e da un contesto normativo che non tutela adeguatamente, come abbiamo già detto, le produzioni di qualità.
La caduta del prezzo a quanto pare è la conseguenza delle sofisticazioni dell'olio e delle triangolazioni commerciali (i meccanismi per cui alcuni Paesi comunitari consentono che olive di provenienza extracomunitaria transitino nel loro territorio per poi uscirne come comunitarie) di olive e olio.
Dietro l'apparente contraddizione non ci sono particolari bizzarrie di mercato, ma una cruda verità, sciorinata senza orpelli dai dati che tra poco passeremo in rassegna: il meccanismo delle doc e delle dop, ovvero gli strumenti che tutelano il rapporto tra prodotto, qualità e luogo d'origine, premiano il vino dauno, ma non l'olio.
Proprio l'ultima settimana ha visto protagonista la vinicoltura dauna, che si è meritata una citazione d'onore nel bollettino settimanale dell'Ismea, istituto che monitora i prezzi dei mercati agricoli: " In Puglia, persiste - vi si legge - una certa tendenza al rialzo dei prezzi nel Nord della regione sia nel segmento dei rossi che per i bianchi, con incrementi settimanali rispettivamente del 3% per i primi e valori superiori del 1% per i secondi."
Dati che lasciano sperare assai bene circa le prospettive di mercato del prodotto che sarà imbottigliato a seguito della vendemmia 2011. Dal punto di vista del raccolto dell'uva le cose non sono andate bene in termini di quantità.
Si denuncia un calo di produzione di uva da vino di circa il 20 per cento imputabile al caldo e alle basse precipitazioni, ma la flessione non danneggia il mercato, anzi, è il contrario: per quanto riguarda la qualità non mancano le punte d'eccellenza con un diffuso incremento medio delle gradazioni. L'aumento di prezzo dei vini si riflette ovviamente in modo favorevole anche su quello dell'uva, che è in crescita. Le indicazioni che arrivano dal mercato sono abbastanza positive per gli incrementi dei prezzi delle uve, con differenze legate soprattutto all'andamento delle denominazioni.
"Complice la minor produzione attesa per il 2011 in quasi tutte le piazze italiane", si legge in una nota di Ismea, "si stanno registrando aumenti dei listini delle uve".
Le prospettive sono importanti anche per quanto riguarda l'export, all'interno del quale il comparto si sta ritagliando quote sempre più significative: il vino Made in Italy - secondo alcuni dati diffuso dalla Coldiretti - proprio quest'anno potrebbe raggiungere sui mercati esteri il record storico di vendite con un fatturato superiore a 4 miliardi di euro.
Le esportazioni di vino italiano nonostante la crisi sono aumentate del 15% nei primi cinque mesi dell'anno (dati Istat).
Notizie non altrettanto positive giungono invece dal comparto olivicolo ed oleario. Prezzi bassi, qualcuno parla addirittura di crollo per quanto riguarda il prezzo delle olive. Il settore è in ginocchio perché si trova al terzo anno di congiuntura sfavorevole. In questo caso, pesa anche un contesto normativo che non tutela quanto dovrebbe le produzioni ad origine protetta, come gli olii extravergine della provincia di Foggia.
Va detto che la crisi è nazionale. I dati di ottobre fanno registrare (parliamo di prodotto finito, cioè di olio) un ulteriore calo dei listini. I valori medi nazionali - in calo - si attestano sui seguenti valori (euro per chilogrammo): Olio di oliva extra vergine, 2.94, Olio di oliva vergine, 1.96 , Olio di oliva lampante, 1.49.
Dando uno sguardo al listino nazionale, la crisi dei prezzi grava comunque in modo particolare sulla Puglia.
Un kg di olio extravergine di oliva viene pagato, tanto per fare un esempio, 7 euro ad Imperia e 4.45 euro a Firenze. In Puglia i prezzi oscillano tra i 3,14 euro di Bitonto e i 2.78 di Lecce e Taranto. La provincia di Foggia si situa più o meno a centro classifica, con 3,10 euro a chilogrammo.
La situazione è ancora più drammatica se andiamo ai dati che riguardano la materia prima, ovvero le olive.
Il prezzo fissato per la campagna è di 35 euro al quintale per la prima scelta, un prezzo che secondo i produttori non basta nemmeno a coprire le spese sostenute per aratura, potatura, concimatura e raccolta. Per dare un'idea della crisi acuta che sta colpendo il comparto, basta pensare che cinque anni fa il prezzo era di 60-62 euro al quintale: il dimezzamento si è verificato negli ultimi tre anni, che sono stati caratterizzati da persistenti ed irrisolte congiunture commerciali sfavorevoli e da un contesto normativo che non tutela adeguatamente, come abbiamo già detto, le produzioni di qualità.
La caduta del prezzo a quanto pare è la conseguenza delle sofisticazioni dell'olio e delle triangolazioni commerciali (i meccanismi per cui alcuni Paesi comunitari consentono che olive di provenienza extracomunitaria transitino nel loro territorio per poi uscirne come comunitarie) di olive e olio.
Geppe Inserra
fonte : Il quotidiano di Puglia

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