venerdì 12 luglio 2013

"Pubblicazione studio ed analisi sulla, Filiera agroalimentare corta e consumo critico in Puglia" di Rete GAS Puglia

E’ stata effettuata, una ricognizione dei diversi modelli di aggregazione spontanea finalizzati ad un consumo critico, in modo che, comprendendone i valori fondanti, le motivazioni, le modalità organizzative, le prospettive di sviluppo e le criticità, fosse possibile fornire indicazioni per la definizione di strumenti efficaci di intervento pubblico. In particolare, si è voluto analizzare in modo più approfondito l’esperienza dei gruppi di acquisto solidale e delle altre forme di aggregazione di consumatori nella realtà pugliese con uno sguardo particolare all’area metropolitana di Bari e la provincia BAT, valutando le opportunità di estensione di tali pratiche e la possibilità di rafforzamento della loro tendenza spontanea e volontaristica anche in forme più strutturate, attraverso azioni di supporto.

Il concetto di consumo critico sintetizza e comprende i modelli organizzativi e le scelte di consumo ispirate alla sobrietà, al rispetto dell’ambiente, alla valorizzazione delle produzioni locali e biologiche, alla solidarietà, all’eticità e, in parte, al risparmio.

Ad esso sono riconducibili fenomeni quali i gruppi di acquisto solidale, la “filosofia” della filiera corta, la scelta di produttori che si dimostrino “responsabili” nei confronti dell’ambiente circostante, dei clienti e dei propri lavoratori, l’acquisto collettivo per assumere maggiore forza nei confronti del mercato.
Recentemente alcune amministrazioni regionali e locali – anche in Puglia – hanno iniziato a dedicare attenzione ai modelli di consumo alternativo, predisponendo interventi di politica pubblica volti a sostenerne la diffusione.

Dopo una sommaria descrizione dei principali concetti riconducibili alla cosiddetta “Altra Economia”, vengono presentati i principali risultati emersi dalla ricerca sul campo.
In particolare, sono analizzate le seguenti forme di aggregazione finalizzate ad un consumo critico riscontrate in Puglia : Gruppi di Acquisto Solidale, Gruppi di Acquisto Collettivo e Gruppi di Acquisto Popolare.

In accordo con la finalità esplorativa della ricerca, si è deciso di raccogliere i dati effettuando delle interviste strutturate basate su questionario, costituito prevalentemente da domande a risposta aperta. Sono stati predisposti due questionari, uno per i gruppi di acquisto e uno per i produttori. Per individuare i soggetti da intervistare si è proceduto con un campionamento a scelta ragionata per quanto riguarda i gruppi di acquisto e a valanga per i produttori, procedura utilizzata quando la popolazione oggetto dello studio è costituita da gruppi poco numerosi e dispersi sul territorio ma in contatto fra loro.
Nella selezione dei gruppi di acquisto da inserire nel campione si è cercato di soddisfare
alcune esigenze. Un primo criterio è stata la collocazione geografica: si è cercato, infatti, di
rispettare la distribuzione dei gruppi di acquisto sul territorio barese e della BAT, in base ai dati reperiti sul sito www.retegaspuglia.blogspot.com.

Sempre con l’obiettivo di fornire una panoramica il più possibile esauriente delle diverse forme aggregative finalizzate ad un consumo critico, è stata analizzata l’esperienza di due GAC (Gruppi di acquisto Collettivo) e di un GAP (Gruppo di Acquisto Popolare).
Le interviste ai referenti dei Gruppi di Acquisto, effettuate da  Dicembre 2012 a Gennaio 2013, si concludevano con la richiesta di specificare la lista dei prodotti acquistati dal gruppo e l’elenco dei fornitori. Queste informazioni sono state propedeutiche alla creazione della lista di campionamento dalla quale sono stati selezionati i produttori da intervistare.
In Puglia, esistono molte realtà di produzione, distribuzione e consumo che operano quotidianamente secondo i principi e le modalità dell’economia solidale, caratterizzate da elementi distintivi quali:
- nuove relazioni tra i soggetti economici basate sui principi di reciprocità e cooperazione;
- giustizia e rispetto delle persone (condizioni di lavoro, salute, formazione,
inclusione sociale, garanzia dei beni essenziali);           
- rispetto dell’ambiente (sostenibilità ecologica);
- partecipazione democratica (autogestione, partecipazione nelle decisioni);
- impegno nell'economia locale e rapporto attivo con il territorio (partecipazione al "progetto locale");
- disponibilità a entrare in relazione con le altre realtà dell'economia solidale condividendo un percorso comune.

Tutti questi soggetti, inoltre, privilegiano il rapporto diretto tra consumatori e produttori, preferibilmente del medesimo territorio, cercando di aprire nuove dinamiche relazionali, sociali e politiche che vadano al di là degli spazi e delle regole che definiscono la tradizionale economia di mercato, verso la costruzione di una economia fondata sulle relazioni. In particolare, nell’ambito dell’economia solidale, è possibile affermare che la dimensione economica viene posta a servizio di quella sociale e politica.
L’economia solidale mette al primo posto la solidarietà, intesa come condivisione di impegni e responsabilità ad ogni livello. Da questo presupposto consegue una rivoluzione degli stili di vita delle singole persone e, di conseguenza, delle comunità, in una nuova relazione e reciprocità che lega i territori e collega contesti internazionali.

Si ritengono solidali, infine, anche le organizzazioni che, pur non avendo riferimenti particolari nell’oggetto sociale, nella prassi favoriscono il crescere della dignità umana e il miglioramento del territorio (inteso come possibilità di accesso alle risorse e/o come diminuzione dello sfruttamento dell'uomo e dell'ambiente). Si tratta quindi di organizzazioni che:
- scelgono preferenzialmente beni e servizi provenienti da realtà dell’economia
solidale;
- promuovono la gratuità/reciprocità degli scambi di saperi (ne sono un esempio
iniziative quali il software libero o open source);
Negli ultimi decenni del secolo scorso l’avvento della globalizzazione e lo sviluppo dei mercati su scala internazionale ha portato ad un continuo “allungamento” delle filiere. I principali effetti di questa tendenza si sono avuti con la nascita delle catene di supermercati che, con le loro piattaforme di stoccaggio, hanno portato ad un aumento dei prodotti provenienti da altri continenti e ad una continua offerta indipendente dalla stagionalità.
In contrapposizione ad un modello basato su un’offerta in larga parte dominata dalla standardizzazione della qualità e dall’omologazione dei gusti alimentari, la filiera corta ha ritrovato un nuovo slancio, dando così anche alle istituzioni la possibilità di rilanciare i piccoli produttori locali. Questo “accorciamento” della filiera può, quindi, assumere tre diverse dimensioni:
- una dimensione organizzativa, con la riduzione dei passaggi che intercorrono tra il produttore e il consumatore;
- una temporale, con la diminuzione del tempo tra la raccolta e la vendita;
- una fisica, con la riduzione della distanza di trasporto del prodotto dal luogo di produzione a quello di consumo.

Le forme in cui essa si concretizza sono molto diverse tra loro: si va dai canali più tradizionali, come la vendita in azienda/cascina o i banchi dei contadini nei mercati rionali, fino a quelli più innovativi come i farmer’s markets, ovvero i mercati agricoli di vendita diretta, i GAS (Gruppi di Acquisto Solidale) o i servizi di vendita diretta tramite e-commerce.

É emerso così un fenomeno nuovo basato in parte sulla riscoperta di antiche tradizioni mai passate di moda come, ad esempio, la vendita diretta di vino presso le cantine, e, in parte, su pratiche di recente introduzione, come la diffusione di mercatini totalmente orientati all’agricoltura biologica. Sono soprattutto queste ultime forme ad aver avuto una notevole crescita nell’ultimo periodo, pur trattandosi ancora di fenomeni limitati e caratterizzati da un tetto fisiologico oltre il quale sarà difficile andare. Questo tetto è attualmente costituito dagli oneri (spesso in termini di tempo) che l’attuale consumatore si
trova ad affrontare nell’orientare i propri acquisti secondo uno stile orientato alla filiera corta.

Dal punto di vista dei produttori locali, queste modalità di vendita, seppur molto diverse tra loro, presentano alcuni tratti comuni riconducibili a due necessità di fondo: da una parte l’esigenza, prettamente economica, di garantire un reddito di sopravvivenza all’azienda, dall’altra una scelta di tipo più culturale e ideologica, legata ad una concezione solidaristica della società e delle relazioni che la regolano, profondamente segnata da una volontà di riequilibrare il rapporto tra uomo e natura. In riferimento alla prima non va dimenticato che in molti casi la scelta di operare attraverso questi canali è praticata da
produttori che faticano a mantenere le proprie posizioni di mercato e cercano nuovi sbocchi che permettano loro di uscire dai vincoli imposti dalla GDO. L’interfacciarsi con continuità con la propria clientela può permettere al produttore locale una migliore conoscenza dei gusti e delle preferenze dei propri clienti, per mezzo di un continuo scambio di informazioni. Grazie a ciò, egli può dedicarsi con maggiore cura alla qualità dei propri prodotti, permettendosi così di vendere a prezzi leggermente più elevati. Non bisogna, infine, dimenticare che i canali della filiera corta sono spesso frutto di relazioni
informali, di passaparola, soprattutto nei casi in cui ai consumatori sono richiesti maggiori sforzi, come i gruppi di acquisto o la spesa in cascina, fino al caso limite della compartecipazione, esperimento che ha avuto molto successo in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, in cui un gruppo di consumatori “adotta” un produttore e insieme si condivide le scelte e il rischio d’impresa.

La vendita diretta, in alcune aree turistiche, può rappresentare una soluzione per coloro che decidono di privilegiare le produzioni di qualità o tipiche, inserendosi in un circuito basato su elementi che possono andare al di là del semplice acquisto di prodotti agricoli. Le aziende del circuito godono di maggiori opportunità in chiave di diversificazione, attraverso lo sviluppo di nuove attività quali l’agriturismo, le fattorie didattiche o la collocazione all’interno di tour enogastronomici.

Dal punto di vista del consumatore, la scelta di orientare i propri acquisti verso questi canali deriva principalmente dalla volontà di reperire un cibo di qualità migliore e di avere maggiori garanzie sulla provenienza dei prodotti. Un’indagine condotta da SWG su un campione di 3500 responsabili d’acquisto ha evidenziato che la motivazione principale che spinge i consumatori verso questa tipologia di acquisto è, infatti, la genuinità dei prodotti (63%), seguita dalla sicurezza alimentare e dal gusto. Come si può notare, si tratta pur tuttavia non tanto di una concreta capacità di valutare la qualità dei prodotti, quanto piuttosto di una qualità percepita dai consumatori, poiché la “garanzia” sulle caratteristiche organolettiche dei prodotti deriva in molti casi essenzialmente dalla fiducia che si ripone nel produttore. Questa fiducia cresce ancor di più quando il consumatore può partecipare all’organizzazione della fornitura, come nel caso della spesa in azienda o dei gruppi di acquisto solidali.
L’azienda strutturata ha un interesse limitato oggigiorno a rivolgersi ai GAS, a meno che non desideri indirizzarsi a questo specifico target di mercato per ragioni ideali, mentre può essere molto fruttuoso il rapporto tra piccoli produttori marginali e gruppi di acquisto solidale. Tuttavia, non è facile favorire l’incontro tra questi due mondi perché, dato il sistema di reputazione e di passaparola utilizzato dai GAS per individuare i fornitori, il rischio è che si produca un circolo chiuso, in cui ai produttori che non ne fanno già parte può risultare difficile entrare. In questo senso gli strumenti offerti dal web 2.0 possono
essere utili, in quanto forme che creano meccanismi di reputazione,infatti una piattaforma software in grado di fornire tutte le risposte necessarie affinché questo nuovo modo di fare economia si diffonda maggiormente.

Rispetto agli strumenti che l’ente pubblico, in particolare la Regione, potrebbe attivare a sostegno dei Gruppi di Acquisto Solidale, sono emerse alcune soluzioni concrete situabili ad un livello crescente di complessità, tutte sostanzialmente volte a risolvere i problemi logistici, organizzativi e gestionali emerse nel corso della ricerca sul campo.
Infatti una gestione informatizzata e totalmente condivisibile degli ordini garantirebbe un enorme risparmio di tempo e convenienza in termini qualitativi ed anche economici da parte dei consumatori o Gas.

A questo proposito, quasi tutti i gruppi intervistati ritengono, in primo luogo la necessità di avere a disposizione una applicazione che svolga la maggior parte dei compiti organizzativi che tutt’oggi gravano su pochi volontari che materialmente e senza alcun supporto informatico condiviso devono svolgere in maniera del tutto gratuita. La creazione di una piattaforma software che svolga questi compiti garantirebbe un rapida espansione di tali pratiche di acquisto collettivo, allargando il raggio di influenza anche a realtà associative di promozione sociale consolidate presenti sul territorio pugliese quali :  ARCI, ACLI o Associazioni dei consumatori, che supportino i gruppi dal punto di vista dei tempi e delle modalità di pagamento o offrendo eventuali forme di sostegno. Questi soggetti, inoltre, potrebbero contribuire, in maniera più capillare e strutturata rispetto ai gruppi, a diffondere l’esperienza dei Gruppi d’Acquisto e incentivare la collaborazione e gli scambi fra gli stessi.
Per quanto riguarda la parte gestionale e organizzativa il tutto non graverebbe più su pochi volontari ma sarebbe svolto in maniera informatizzata da un software specifico, creato ad hoc proprio in collaborazione con gli utenti finali. I quali sarebbero i primi a testare la validità del prodotto e la convenienza nel far si che venga diffuso in maniera capillare sul territorio.


Relatori
Dott. Michele Uva Presidente Rete GAS Puglia
Dott. Gerardo Tedesco Coordonatore della raccolta ed analisi dei dati

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