E’ stata effettuata, una ricognizione dei diversi modelli di
aggregazione spontanea finalizzati ad un consumo critico, in modo che, comprendendone i valori
fondanti, le motivazioni, le modalità organizzative, le prospettive di sviluppo e le criticità,
fosse possibile fornire indicazioni per la definizione di strumenti efficaci di intervento pubblico. In
particolare, si è voluto analizzare in modo più approfondito l’esperienza dei gruppi di acquisto
solidale e delle altre forme di aggregazione di consumatori nella realtà pugliese con uno
sguardo particolare all’area metropolitana di Bari e la provincia BAT, valutando le opportunità di
estensione di tali pratiche e la possibilità di rafforzamento della loro
tendenza spontanea e volontaristica anche in forme più strutturate, attraverso
azioni di supporto.
Il concetto di consumo critico sintetizza e comprende i
modelli organizzativi e le scelte di consumo ispirate alla sobrietà, al
rispetto dell’ambiente, alla valorizzazione delle produzioni locali e
biologiche, alla solidarietà, all’eticità e, in parte, al risparmio.
Ad esso sono riconducibili fenomeni quali i gruppi di
acquisto solidale, la “filosofia” della filiera corta, la scelta di produttori
che si dimostrino “responsabili” nei confronti dell’ambiente circostante, dei
clienti e dei propri lavoratori, l’acquisto collettivo per assumere maggiore
forza nei confronti del mercato.
Recentemente alcune amministrazioni regionali e locali –
anche in Puglia – hanno iniziato a dedicare attenzione ai modelli di consumo
alternativo, predisponendo interventi di politica pubblica volti a sostenerne
la diffusione.
Dopo una sommaria descrizione dei principali concetti
riconducibili alla cosiddetta “Altra Economia”, vengono presentati i principali
risultati emersi dalla ricerca sul campo.
In particolare, sono analizzate le seguenti forme di
aggregazione finalizzate ad un consumo critico riscontrate in Puglia : Gruppi
di Acquisto Solidale, Gruppi di Acquisto Collettivo e Gruppi di Acquisto
Popolare.
In accordo con la finalità esplorativa della ricerca, si è
deciso di raccogliere i dati effettuando delle interviste strutturate basate su
questionario, costituito prevalentemente da domande a risposta aperta. Sono
stati predisposti due questionari, uno per i gruppi di acquisto e uno per i
produttori. Per individuare i soggetti da intervistare si è proceduto con un
campionamento a scelta ragionata per quanto riguarda i gruppi di acquisto e a
valanga per i produttori, procedura utilizzata quando la popolazione oggetto
dello studio è costituita da gruppi poco numerosi e dispersi sul territorio ma
in contatto fra loro.
Nella selezione dei gruppi di acquisto da inserire nel
campione si è cercato di soddisfare
alcune esigenze. Un primo criterio è stata la collocazione
geografica: si è cercato, infatti, di
rispettare la distribuzione dei gruppi di acquisto sul
territorio barese e della BAT, in base ai dati reperiti sul sito www.retegaspuglia.blogspot.com.
Sempre con l’obiettivo di fornire una panoramica il più
possibile esauriente delle diverse forme aggregative finalizzate ad un consumo
critico, è stata analizzata l’esperienza di due GAC (Gruppi di acquisto
Collettivo) e di un GAP (Gruppo di Acquisto Popolare).
Le interviste ai referenti dei Gruppi di Acquisto,
effettuate da Dicembre 2012 a Gennaio 2013,
si concludevano con la richiesta di specificare la lista dei prodotti acquistati
dal gruppo e l’elenco dei fornitori. Queste informazioni sono state
propedeutiche alla creazione della lista di campionamento dalla quale sono
stati selezionati i produttori da intervistare.
In Puglia, esistono molte realtà di produzione,
distribuzione e consumo che operano quotidianamente secondo i principi e le
modalità dell’economia solidale, caratterizzate da elementi distintivi quali:
- nuove relazioni tra i soggetti economici basate sui
principi di reciprocità e cooperazione;
- giustizia e rispetto delle persone (condizioni di lavoro, salute,
formazione,
inclusione sociale,
garanzia dei beni essenziali);
- rispetto dell’ambiente (sostenibilità ecologica);
- partecipazione democratica (autogestione, partecipazione
nelle decisioni);
- impegno nell'economia locale e rapporto attivo con il
territorio (partecipazione al "progetto locale");
- disponibilità a entrare in relazione con le altre realtà
dell'economia solidale condividendo un percorso comune.
Tutti questi soggetti, inoltre, privilegiano il rapporto
diretto tra consumatori e produttori, preferibilmente del medesimo territorio,
cercando di aprire nuove dinamiche relazionali, sociali e politiche che vadano
al di là degli spazi e delle regole che definiscono la tradizionale economia di
mercato, verso la costruzione di una economia fondata sulle relazioni. In
particolare, nell’ambito dell’economia solidale, è possibile affermare che la dimensione
economica viene posta a servizio di quella sociale e politica.
L’economia solidale mette al primo posto la solidarietà,
intesa come condivisione di impegni e responsabilità ad ogni livello. Da questo
presupposto consegue una rivoluzione degli stili di vita delle singole persone
e, di conseguenza, delle comunità, in una nuova relazione e reciprocità che
lega i territori e collega contesti internazionali.
Si ritengono solidali, infine, anche le organizzazioni che,
pur non avendo riferimenti particolari nell’oggetto sociale, nella prassi
favoriscono il crescere della dignità umana e il miglioramento del territorio
(inteso come possibilità di accesso alle risorse e/o come diminuzione dello
sfruttamento dell'uomo e dell'ambiente). Si tratta quindi di organizzazioni
che:
- scelgono preferenzialmente beni e servizi provenienti da
realtà dell’economia
solidale;
- promuovono la gratuità/reciprocità degli scambi di saperi
(ne sono un esempio
iniziative quali il software libero o open source);
Negli ultimi decenni del secolo scorso l’avvento della
globalizzazione e lo sviluppo dei mercati su scala internazionale ha portato ad
un continuo “allungamento” delle filiere. I principali effetti di questa
tendenza si sono avuti con la nascita delle catene di supermercati che, con le
loro piattaforme di stoccaggio, hanno portato ad un aumento dei prodotti provenienti
da altri continenti e ad una continua offerta indipendente dalla stagionalità.
In contrapposizione ad un modello basato su un’offerta in
larga parte dominata dalla standardizzazione della qualità e dall’omologazione
dei gusti alimentari, la filiera corta ha ritrovato un nuovo slancio, dando
così anche alle istituzioni la possibilità di rilanciare i piccoli produttori
locali. Questo “accorciamento” della filiera può, quindi, assumere tre diverse
dimensioni:
- una dimensione organizzativa, con la riduzione dei
passaggi che intercorrono tra il produttore e il consumatore;
- una temporale, con la diminuzione del tempo tra la
raccolta e la vendita;
- una fisica, con la riduzione della distanza di trasporto
del prodotto dal luogo di produzione a quello di consumo.
Le forme in cui essa si concretizza sono molto diverse tra
loro: si va dai canali più tradizionali, come la vendita in azienda/cascina o i
banchi dei contadini nei mercati rionali, fino a quelli più innovativi come i farmer’s
markets, ovvero i mercati agricoli di vendita diretta, i GAS (Gruppi di
Acquisto Solidale) o i servizi di vendita diretta tramite e-commerce.
É emerso così un fenomeno nuovo basato in parte sulla
riscoperta di antiche tradizioni mai passate di moda come, ad esempio, la
vendita diretta di vino presso le cantine, e, in parte, su pratiche di recente
introduzione, come la diffusione di mercatini totalmente orientati
all’agricoltura biologica. Sono soprattutto queste ultime forme ad aver avuto
una notevole crescita nell’ultimo periodo, pur trattandosi ancora di fenomeni
limitati e caratterizzati da un tetto fisiologico oltre il quale sarà difficile
andare. Questo tetto è attualmente costituito dagli oneri (spesso in termini di
tempo) che l’attuale consumatore si
trova ad affrontare nell’orientare i propri acquisti secondo
uno stile orientato alla filiera corta.
Dal punto di vista dei produttori locali, queste modalità di
vendita, seppur molto diverse tra loro, presentano alcuni tratti comuni
riconducibili a due necessità di fondo: da una parte l’esigenza, prettamente
economica, di garantire un reddito di sopravvivenza all’azienda, dall’altra una
scelta di tipo più culturale e ideologica, legata ad una concezione solidaristica
della società e delle relazioni che la regolano, profondamente segnata da una volontà
di riequilibrare il rapporto tra uomo e natura. In riferimento alla prima non
va dimenticato che in molti casi la scelta di operare attraverso questi canali
è praticata da
produttori che faticano a mantenere le proprie posizioni di
mercato e cercano nuovi sbocchi che permettano loro di uscire dai vincoli
imposti dalla GDO. L’interfacciarsi con continuità con la propria clientela può
permettere al produttore locale una migliore conoscenza dei gusti e delle
preferenze dei propri clienti, per mezzo di un continuo scambio di
informazioni. Grazie a ciò, egli può dedicarsi con maggiore cura alla qualità
dei propri prodotti, permettendosi così di vendere a prezzi leggermente più
elevati. Non bisogna, infine, dimenticare che i canali della filiera corta sono
spesso frutto di relazioni
informali, di passaparola, soprattutto nei casi in cui ai
consumatori sono richiesti maggiori sforzi, come i gruppi di acquisto o la
spesa in cascina, fino al caso limite della compartecipazione, esperimento che
ha avuto molto successo in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, in cui un gruppo
di consumatori “adotta” un produttore e insieme si condivide le scelte e il
rischio d’impresa.
La vendita diretta, in alcune aree turistiche, può
rappresentare una soluzione per coloro che decidono di privilegiare le
produzioni di qualità o tipiche, inserendosi in un circuito basato su elementi
che possono andare al di là del semplice acquisto di prodotti agricoli. Le aziende
del circuito godono di maggiori opportunità in chiave di diversificazione, attraverso
lo sviluppo di nuove attività quali l’agriturismo, le fattorie didattiche o la collocazione
all’interno di tour enogastronomici.
Dal punto di vista del consumatore, la scelta di orientare i
propri acquisti verso questi canali deriva principalmente dalla volontà di
reperire un cibo di qualità migliore e di avere maggiori garanzie sulla
provenienza dei prodotti. Un’indagine condotta da SWG su un campione di 3500
responsabili d’acquisto ha evidenziato che la motivazione principale che spinge
i consumatori verso questa tipologia di acquisto è, infatti, la genuinità dei
prodotti (63%), seguita dalla sicurezza alimentare e dal gusto. Come si può
notare, si tratta pur tuttavia non tanto di una concreta capacità di valutare
la qualità dei prodotti, quanto piuttosto di una qualità percepita dai
consumatori, poiché la “garanzia” sulle caratteristiche organolettiche dei
prodotti deriva in molti casi essenzialmente dalla fiducia che si ripone nel
produttore. Questa fiducia cresce ancor di più quando il consumatore può
partecipare all’organizzazione della fornitura, come nel caso della spesa in azienda
o dei gruppi di acquisto solidali.
L’azienda strutturata ha un interesse limitato oggigiorno a
rivolgersi ai GAS, a meno che non desideri indirizzarsi a questo specifico
target di mercato per ragioni ideali, mentre può essere molto fruttuoso il
rapporto tra piccoli produttori marginali e gruppi di acquisto solidale.
Tuttavia, non è facile favorire l’incontro tra questi due mondi perché, dato il
sistema di reputazione e di passaparola utilizzato dai GAS per individuare i
fornitori, il rischio è che si produca un circolo chiuso, in cui ai produttori
che non ne fanno già parte può risultare difficile entrare. In questo senso gli
strumenti offerti dal web 2.0 possono
essere utili, in quanto forme che creano meccanismi di
reputazione,infatti una piattaforma software in grado di fornire tutte le
risposte necessarie affinché questo nuovo modo di fare economia si diffonda
maggiormente.
Rispetto agli strumenti che l’ente pubblico, in particolare
la Regione, potrebbe attivare a sostegno dei Gruppi di Acquisto Solidale, sono
emerse alcune soluzioni concrete situabili ad un livello crescente di
complessità, tutte sostanzialmente volte a risolvere i problemi logistici, organizzativi
e gestionali emerse nel corso della ricerca sul campo.
Infatti una gestione informatizzata e totalmente
condivisibile degli ordini garantirebbe un enorme risparmio di tempo e
convenienza in termini qualitativi ed anche economici da parte dei consumatori
o Gas.
A questo proposito, quasi tutti i gruppi intervistati
ritengono, in primo luogo la necessità di avere a disposizione una applicazione
che svolga la maggior parte dei compiti organizzativi che tutt’oggi gravano su
pochi volontari che materialmente e senza alcun supporto informatico condiviso
devono svolgere in maniera del tutto gratuita. La creazione di una piattaforma
software che svolga questi compiti garantirebbe un rapida espansione di tali
pratiche di acquisto collettivo, allargando il raggio di influenza anche a
realtà associative di promozione sociale consolidate presenti sul territorio
pugliese quali : ARCI, ACLI o Associazioni
dei consumatori, che supportino i gruppi dal punto di vista dei tempi e delle
modalità di pagamento o offrendo eventuali forme di sostegno. Questi soggetti,
inoltre, potrebbero contribuire, in maniera più capillare e strutturata
rispetto ai gruppi, a diffondere l’esperienza dei Gruppi d’Acquisto e
incentivare la collaborazione e gli scambi fra gli stessi.
Per quanto riguarda la parte gestionale e organizzativa il
tutto non graverebbe più su pochi volontari ma sarebbe svolto in maniera
informatizzata da un software specifico, creato ad hoc proprio in
collaborazione con gli utenti finali. I quali sarebbero i primi a testare la
validità del prodotto e la convenienza nel far si che venga diffuso in maniera
capillare sul territorio.
Relatori
Dott. Michele Uva Presidente Rete GAS Puglia
Dott. Gerardo Tedesco Coordonatore della raccolta ed analisi dei dati

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