martedì 14 aprile 2015

La decrescita per superare la crisi economica: una riflessione

Si è tenuta a Venezia la terza conferenza internazionale sulla decrescita. Prendiamo spunto dall'evento a cui abbiamo partecipato per riflettere come superare la crisi economica ripensando in toto il nostro modello economico


È difficile, di questi tempi, scrollarsi di dosso il monito che a più battute viene evocato da parti politiche ed economisti: "bisogna crescere". Eppure, con una crisi economica ed ambientale di proporzioni tali da offuscare il futuro del pianeta, non si può far altro che notare la pochezza di affermazioni che tutto fanno tranne tener conto delle misure che andrebbero adottate.

Ebbene, a Venezia si è incontrato un popolo di pensatori, intellettuali, accademici, lavoratori, associazioni e movimenti che vogliono portare al centro dell'agenda politica istanze e strategie alternative a quelle che vedono come unico feticcio da adora la percentuale del Pil con segno più davanti.

Perchè, se è vero che il termine stesso di "decrescita" è ancora duro da mandar giù, specialmente per chi la crescita non l'ha mai vista, è anche vero che casi come l'Ilva di Taranto ci insegnano che, per misurare il benessere di una popolazione serve ben altro rispetto al semplice tasso di produttività.

E cosí che, nei cinque giorni della conferenza, si è discusso di come, per affrontare la crisi economica bisogna uscire dalla trappola dei diktat economistici e ripensare le forme di partecipazione delle popolazioni alla vita pubblica, per lasciarci alle spalle quella che, secondoMarco Revelli è definibile come una "democrazia senza popolo", in cui le decisioni vengono prese sotto la minaccia delle dinamiche di mercato e l'azione sclerotica della finanza.

Il segreto sta quindi nella decrescita? Non solo: da più parti arrivano suggerimenti verso una delocalizzazione dei processi decisionali, verso la creazione di nuove forme di istituzioni che vedano finalmente i cittadini come parte attiva di un discorso comune e condiviso. Come ben dimostrano il diffondersi del movimento Occupy ed i recenti avvenimenti in Spagna, tale bisogno è vivo e fortemente percepito tra i cittadini a molte latitudini.

Bisogna non solo ri-attivare i cittadini ma riportare al centro del discorso il rapporto tra uomo e ambiente come dinamica non più secondaria ma fondamentale per migliorare non solo lo stato di salute del pianeta, ma anche la nostra stessa qualità della vita. E' finito il tempo in cui potevamo girare la testa dall'altra parte e non accorgerci che stavamo consumando molte più risorse di quanto la Terra potesse rigenerarne. Io penso sia arrivato il momento di assumerci le nostre responsabilità.  Voi che dite?

Luigi Gaudio

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